Studiare o imparare l’italiano? La differenza che cambia tutto

Studiare è più bello che imparare

Grazie agli anni che ho passato a Varsavia, molte tra le persone che studiano con me vengono dalla Polonia e quindi capitano riflessioni sulle differenze tra l’italiano e il polacco. Per esempio questa settimana ho parlato con Piotr della differenza tra uczyć się e nauczyć się.

Se non conoscete il polacco, non abbiate paura: ora vi spiego tutto. Il primo verbo si può tradurre come studiare, si concentra sul processo. Il secondo lo tradurrei come imparare, si concentra sul risultato.

In italiano, studiare si associa soprattutto alle competenze teoriche o a quelle acquisite in modo ufficiale. Qualcuno che dice studio chitarra probabilmente lo fa al Conservatorio, con un insegnante professionista e l’obiettivo di diventare musicista. Qualcuno che dice imparo a suonare la chitarra probabilmente lo fa nel tempo libero, per cantare con gli amici in spiaggia ad agosto. Per lo stesso motivo diciamo ho imparato a nuotare, Anna ha imparato a cucinare, dove hai imparato a disegnare? — perché le abilità pratiche non si studiano sui manuali, si imparano nella vita. E, anche se sono sempre migliorabili, è facile riconoscere il momento in cui abbiamo imparato a fare quella cosa. C’è il prima e c’è il dopo.

Ma con le lingue funziona così? Secondo me no.

Faccio un esempio che mi riguarda da vicino. Ho iniziato a studiare il polacco da zero al primo anno di università, circa diciotto anni fa. Per anni ho fatto esercizi, frequentato lezioni, ascoltato la radio e guardato film con l’obiettivo di imparare. Dopo tre anni e mezzo, sono andato a Varsavia per la prima volta e i primi giorni mi sentivo completamente bloccato. Oggi il polacco è diventato la mia seconda lingua: lo uso ogni giorno, al lavoro, leggo libri e ascolto podcast in polacco regolarmente. Ma… l’ho imparato?

In un certo senso sì. Al punto di usarlo in modo agevole in molte situazioni. Ma abbastanza da scrivere una newsletter come questa in polacco? Non credo. È un po’ come cucinare: so farlo, lo faccio ogni giorno, ma parteciperei a un programma televisivo di cucina? Nemmeno per sogno.

Qual è il punto, allora? Pensare di dover imparare l’italiano è un concetto astratto che può generare frustrazione. Quando chi studia con me ha bisogno di una rassicurazione su questo tema, la mia risposta ha sempre due parti.

La prima: siamo noi a stabilire quando abbiamo imparato, quando quello che conosciamo è sufficiente per i nostri obiettivi. Se per qualcuno è sufficiente ordinare la pizza e il caffè durante una vacanza, quella persona ha imparato l’italiano. Se per qualcun altro imparare significa leggere Dante in lingua originale, il percorso sarà più lungo. Nessuna delle due risposte è sbagliata.

La seconda, e per me è la più bella, è questa: studiare è meglio che imparare. Soprattutto con l’italiano, soprattutto quando si studia da adulti, il processo è molto più bello del risultato. Quando andavamo a scuola, studiare aveva un obiettivo preciso: i voti, gli esami, il diploma. Studiare da adulti, invece, è qualcosa che facciamo per noi stessi; per migliorare, per stare bene, per il piacere di farlo. E allora importa davvero arrivare?

Studiare una lingua da adulti, senza obbligo e senza pressione, è come prendere il treno e partire per un viaggio solo per il gusto di farlo. Non importa dove vai. Importa il fatto di andare. E stare bene lungo la strada.

Se vuoi studiare l’italiano per il piacere di farlo, senza la pressione di doverlo imparare, scrivimi o prenota direttamente un incontro conoscitivo gratuito. È esattamente quello che facciamo insieme.

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