Il passato remoto : quando si usa e quando no
Uno degli argomenti di grammatica italiana più enigmatici per chi studia con me è il passato remoto. Di solito nei manuali scolastici compare al livello B1 in un capitolo dedicato alla storia e nell’eserciziario ci sono frasi con Garibaldi, Cavour e gli emigrati italiani dell’inizio del Novecento. Ma le persone lo incontrano in modi molto diversi.
Il primo è quello scolastico, quello appena descritto. Il secondo è quando cercano su Google “quante forme verbali ci sono in italiano?” e trovano pagine con tutte le coniugazioni compresa quella del passato remoto. I principianti non sanno bene cosa sia, ma solo vederlo incute timore. Il terzo caso è quello di chi inizia a leggere un romanzo in italiano e lo trova praticamente ovunque. Il quarto è quello di chi ha visto creator su internet parlarne, meme che lo fanno sembrare difficilissimo, o contenuti che dicono che in alcune regioni d’Italia si usa sempre e quindi è indispensabile conoscerlo.
C’è molta confusione sul tema. Come insegnante di italiano online, voglio aiutarvi a capirci qualcosa di più.
Che cos’è il passato remoto e quando si usa?
Il passato remoto è un tempo dell’indicativo — per fortuna solo dell’indicativo. Come il passato prossimo indica un’azione iniziata e finita nel passato. A differenza del passato prossimo, che si usa per azioni relativamente vicine nel tempo, il passato remoto indica quelle più lontane. Dal punto di vista strutturale però non ci sono grandi differenze.
Due frasi come:
Marco è andato al cinema (passato prossimo)
e
Marco andò al cinema (passato remoto) sono praticamente identiche nel significato.
Come si decide allora se il passato è recente o lontano? Non esiste un criterio oggettivo. La regola grammaticale dice che il passato remoto si usa quando l’azione non ha più effetti diretti sul presente:
Mio nonno ha comprato questa casa nel 1950 — se mio nonno è ancora vivo e ci abita.
Mio nonno comprò questa casa nel 1950 — se mio nonno è già morto e non ci abita più.
Questa è la distinzione teorica. Ma c’è un altro tema.
Il passato remoto si usa davvero?
No. Almeno, non così tanto e non così precisamente come dice la regola. Nella lingua parlata non si usa praticamente mai. È una forma che ricorda i libri e la scrittura, che suona simile al latino e per questo nell’italiano contemporaneo è sempre meno presente. Anche per parlare di azioni molto lontane nel tempo si usa tranquillamente il passato prossimo. Per la storia si può anche usare il presente storico:
Nel 1861 Vittorio Emanuele II diventò re d’Italia si può dire benissimo come
Nel 1861 Vittorio Emanuele II diventa re d’Italia. Non è un errore e non si scandalizza nessuno.
Le occasioni per usarlo nella vita quotidiana sono davvero poche.

Il passato remoto si usa di più in alcune regioni?
Incontro spesso contenuti di creator che dicono che in Sicilia si usa il passato remoto al posto del passato prossimo. Questa cosa è vera nei film, ma non nella realtà. Sono cresciuto in Sicilia e quasi tutta la mia famiglia ci vive ancora: nessuno di noi usa mai il passato remoto quando parla in italiano. Da dove nasce questa leggenda? Dal fatto che in dialetto siciliano non esiste il passato prossimo — solo il passato remoto. Alcune persone più anziane, traducendo mentalmente dal dialetto all’italiano, a volte usano il passato remoto. Ma è un’eccezione, non la regola.
Si usa davvero nei libri?
Questo invece è vero. Il passato remoto è il tempo narrativo per eccellenza — se leggete un romanzo in italiano, che sia Harry Potter, un giallo o un romanzo di Cesare Pavese, lo troverete ovunque.
Harry cercò Hermione e vide che stava parlando con Ron…
Si usa nella narrativa per tradizione: crea forse la sensazione di trovarsi in un’altra realtà rispetto alla vita quotidiana. E c’è anche una ragione pratica: il passato remoto è una forma semplice, composta da una sola parola. Il passato prossimo ne richiede due. Al momento della stampa, occupa meno spazio sulla pagina.
E allora cosa fare?
Il mio approccio è pratico: si può parlare in italiano e vivere benissimo senza usarlo. Fare decine di esercizi o imparare le sue numerose eccezioni non serve quasi a niente. Quello che serve è una conoscenza passiva: imparare a riconoscerlo per leggere romanzi, o per capire una guida turistica che racconta la storia di un palazzo antico. Niente di più. Volendo possiamo usarlo durante una lezione di conversazione per fare pratica, ma nella vita reale non è quasi mai necessario.
Se ti piace questo approccio alla grammatica — pratico, senza pressione, orientato al parlato — prenota un incontro conoscitivo gratuito. Parliamo italiano insieme. Anche senza usare il passato remoto.
