Le parole del cibo in italiano: un viaggio tra regioni e sapori
Moltissime delle persone adulte che iniziano a studiare italiano lo fanno perché amano passare le vacanze in Italia — vedere posti nuovi, conoscere persone nuove e mangiare tanti piatti italiani. Non a caso, anche i principianti più assoluti conoscono già un gruppo di parole di base. Ecco perché, quando spiego la fonetica italiana, uso proprio quelle: pizza, aglio, mozzarella, lasagne, pesce, pesche: parole familiari che aiutano a sentire i suoni della lingua. Le parole del cibo in italiano sono un ottimo punto di partenza.
Ma questo lessico può diventare molto avanzato e approfondito. In Italia non esiste una sola cultura culinaria, ce ne sono numerose, anche molto diverse tra loro. Al nord si usa principalmente il burro, al centro e al sud l’olio d’oliva. Al centro-nord si preferiscono la farina di grano tenero o quella di mais, al sud la semola di grano duro. Cambiano gli ingredienti, cambiano le tradizioni, cambiano le ricette… e cambiano anche le parole.
I nomi delle verdure in italiano
Alcuni nomi di verdure sono abbastanza universali in tutta Italia e facili da riconoscere anche per i principianti. Nessun dubbio su patate, pomodori, zucchine o spinaci, parole che avete sentito o letto almeno una volta su un menù durante un viaggio in Italia.
Con alcune verdure, però, i nomi cambiano. Se avete visitato la Puglia, probabilmente sapete che il piatto più autentico di Bari si chiama orecchiette con le cime di rapa; le orecchiette sono una pasta tipicamente pugliese, le cime di rapa una verdura molto popolare in quella zona.
Se avete visitato Napoli e la Campania, forse avete mangiato salsiccia e friarielli. La salsiccia è fatta di carne di maiale, e i friarielli sono una verdura molto popolare in quella zona.
Ecco la cosa curiosa: le cime di rapa e i friarielli sono la stessa pianta. Si chiama Brassica rapa e se ne mangiano le foglie. Nella tradizione napoletana ha preso il nome di friarielli, in quella pugliese di cime di rapa. Stessa pianta, stesso sapore, nomi diversi: un esempio perfetto di come le parole del cibo in italiano cambiano anche tra zone molto vicine.

I nomi della carne e dei formaggi
C’è anche il caso contrario, una parola che in posti diversi significa cose diverse. La braciola.
Secondo i vocabolari, la braciola è una fetta di carne, di manzo o di maiale, da cuocere alla brace (da qui il nome). Oggi indica soprattutto una fetta di carne di maiale con l’osso. Ma in molte tradizioni culinarie del sud, come quella napoletana e quella siciliana, con braciole si indicano degli involtini: fette di carne avvolte su sé stesse e ripiene di aromi. Senza osso. Stessa parola, piatti completamente diversi.
E i formaggi? Anche lì il viaggio è lungo. Il pecorino sardo e il pecorino romano hanno lo stesso nome ma sapori e consistenze molto diverse. Il caciocavallo silano e quello podolico pure. Le parole del cibo in italiano raccontano secoli di tradizioni regionali , non basta una lista per capirle davvero.
Come imparare le parole del cibo in italiano
A volte gli studenti mi chiedono: Salvatore, come posso imparare tutte queste parole? Di solito offro due risposte.
La prima è che non è necessario, forse nemmeno possibile, impararle tutte. Molte persone in Italia conoscono le parole della propria tradizione culinaria e non necessariamente quelle delle altre. E vivono benissimo.
La seconda è che, soprattutto a livello principiante, la cosa più importante è imparare le parole del cibo fondamentali, quelle che servono per riconoscere gli ingredienti di base, scegliere quello che ci piace ed evitare quello che non vogliamo per motivi etici, religiosi, allergie o intolleranze.
E come sempre, la soluzione non è imparare con le liste di parole con la traduzione accanto. Con quel metodo è quasi impossibile imparare, soprattutto il lessico del cibo. La soluzione migliore è viaggiare, provare, assaggiare, parlare con i locali e con i proprietari dei ristoranti. E mentre aspettate la prossima vacanza, possiamo praticare queste parole a lezione perché io sono un insegnante che preferisce fare grammatica parlando di mozzarella, pecorino e melanzane invece che di lavagna, penna e cattedra. Così la lezione è più utile da subito, fa pensare all’Italia e fa anche venire fame.
Ti piace l’idea di imparare l’italiano anche con le parole del cibo? Scrivimi o prenota un incontro conoscitivo gratuito. Se la mia offerta ti interessa, possiamo cominciare un corso di italiano insieme e parlare anche dei mille nomi dei formati di pasta!
